È l’ Equinozio -#poesia

fissure_by_tohad
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Nel mio mondo vedo mille altri mondi racchiusi in uno solo

N’è passato di tempo dal giorno che aprii queste pagine digitali. L’unico scopo era quello di pubblicare qui quella mia arte che ho faticato a costruirmi. Vi ho visto crescere piano piano, ad ognuno di voi che decideva di fermarsi o seguire questo quaderno era ( ed è ) un miracolo. Ho vissuto momenti assurdi, terribili, di emarginazione, di povertà, d’ingiustizia ed era questo quaderno l’unico motivo per il quale oggi sono qui.

Sono arrivati piano i libri. Sono tornate piano le parole che avevo buttato via, che avevo annichilite perché erano il riflesso lucente d’una felicità perduta. Ed è arrivato il Natale. Come avrei potuto chiedervi scusa e ringraziarvi se l’unica cosa che sapevo fare era raccontare il mondo attorno, le persone che incrociavo?

Raccontare è l’atto più umile e presuntuoso che si possa fare al mondo. Usare le parole per raccontare la meraviglia di questa astronave che chiamiamo Terra e l’orrore del buio profondo de l’universo.

Ho visto cose che nessuno di voi dovrebbe mai vedere, ho imparato però che lo spavento che il vuoto dell’amore lascia dentro è fatto della stessa consapevolezza che quello che vivi, perché siamo “Noi” a crearlo quel vuoto, quell’universo.

Scrivo questo oggi con mio figlio accanto che so che non mi abbandonerà mai come lo hanno fatto le parole che voi incredibilmente avete iniziato a ripetere, qualcuno ad imparare a ricordare e così quelle storie che v’ho rubato, quegli sguardi d’amore che avete raccontato, quegli abbracci e quegli urli ve li restituisco, spero migliori e quel Noi che ho imparato a scrivere in maiuscolo è infinitamente più grande e potente di qualunque io che ha confuso anche me.

Le vostre storie che sono diventate le mie poesie sono e resteranno qui in questo Quaderno a Righe e diverranno un libro, ci ho pensato tanto, la mia Musa ha tanto insistito, come solo lei poteva fare: col silenzio.

Allora usciranno dalla cornice dei vostri computers, metteranno il cappotto e gireranno per le biblioteche per le librerie. Ve lo devo.

Vi auguro giorni di pace ed a chi è nel fango porgo una mano perché per riuscir a rimirar le stelle bisogna che ci sia qualcuno che ti indichi la strada.

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” l’Equinozio “

Anche oggi città s’è accesa come coda di pavone

il sole sui forti

il delta e refoli quanto basta

ma gente indugia

e nibbio sottovento s’impenna

vola controvento come le parole.

Lei così appariva

nello splendore massimo della sua animalità:

lieta, irrequieta, pieghevole, morbida,crudele.

Non la folgore

non la lama di luce

ma appena una scia

lucida di pioggia

protesa ne l’ombra

del sole crudele

e della perduta speranza.

L ‘equinozio trascorse

pietra dopo pietra

dal Tigri a l’Eufrate

e odio precipitato

tra i peschi in fiamme,

nuvola

nel cielo bianchissimo

deponi

un seme e non un fiore

su questo occhio bruciato dal dolore.

Bruciano e si consumano le stelle

passano dentro l’ombra

figuri esausti dagli occhi lucenti

e terra aspra inonda di fuochi le pietre

incerto giorno s’inarca

tra vele si piega disperato

l’azzurro tuona senza confini

e i passi neri s’aggirano tra i pini.

il sole si posa sui cuori

scarta giardini

lambisce i canali.

fiori da l’odor di miele

quietano l’infinito scalpitio

della sera

e le giovani nuvole

che vagabondano per il mondo

la spiaggia laggiù

ha l’ultimo rossore

il giorno va festeggiato

merli decollano con uno balzo tra i ciuffi di alloro

e noi cerchiamo un senso

alla messe di bossoli parigini.

pazzi ubriachi in mezzo al deserto senza vento

bagnati da quella pioggia

che ogni giorno cade su di noi

tu immaginai

ti parlai

tu lasciai, libera

con questo scrosciar di paura

freddo e violento

ritorna l’orrore più opaco

ma sibila come sibilla in furia

e spunta da latomia

cancellando latebra da la vita.

la luce che è ai balconi,

fermi come cani di pietra,

allunga l’ombra

sui rifugi della paura

ed improvvisa fulmina

il gelo, le pietre e la paura.

cotrozzilivio©2015

bruciano e si consumano le stelle, passano dietro l’ombra di figuri esausti, ma negli occhi lucenti e nella terra aspra inondata di fuochi e pietre nasce l’equinozio.

 

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