#poesia – Giorno di sale

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Foto di Caterina Bilabini

” Giorno di sale “

Giorno s’ eclissa

memorie sono le parole

dove annaspo come in trafelate corse

Intorno tu, fruscello di brina,

che sempre più smarrisci.

Beviamo sogni

tempo e parole

che parlano

come sabbia al vento

il sole brilla

e fai più sorrisi

del mio cuore in fuga

e il cupido aspetta

che fontane zampillino,

per legare a loro la luna.

Con una fume

portala lontano

dove il cielo non è mai sicuro.

Cedono le nuvole d’aprile

la profondità del cielo sereno

è al di sopra

di un futuro imminente

che uomo non ascolta.

Differente dalla mattina,

la luce attraversa

le cose trasparenti,

e da senso alla pienezza

come quella degli alberi

in estate.

È il cielo dei caduti ora

ricorda la polvere da sparo,

le trincee,

il fronte affumicato

che fra te e me

ci sarà sempre.

Per molto tempo mi son coricato tardi la sera perché l’addio e il silenzio dolce e riposante sparisse tra le righe del sole mattutino.

I canti d’uccello e il fischio dei treni percorrevano la campagna deserta e l’eccitazione m’assaliva incomprensibile come nebbia s’ un lago.

A volte, come ora, risvegliavo i desideri di bambino. Avevo ritrovato come allora la dolcezza del ritorno sobbalzante della festa.

Ora che ricordo tocca la profonda coscienza, nell’ineffabile turbinio, tempo e suo inseparabile compagno ricordo s’ agitano.

Attorno i luoghi non appartengono più solo ai ricordi, ora strade, case, cortili costruiscono la vita per un altro che altrove andrà.

Sostava al margine delle cose

quell’apparire di estate,

violenza brutale

confine e deriva,

non la calma penosa

degli occhi ricamati.

Una porta aperta s’ una taverna, sentire il sapore d’un abbraccio

vorremmo fosse così, cosa da poco

un nulla e a viottolo inoltrato

umo sguardo argentato

in un fremito avvolge l’universo e l’arrogante oblio delle abitudini ripetute.

L’amore ha riempito le mie notti con frastuoni orrendi che hanno imbiancato i miei capelli, per lo stupore.

Un fantasma zoppo canticchia nella strada alla rovina

Solo una canzone parla ed è sorpresa per quanto siamo identici.

Nuvole entrano nelle mie mani

come topi in trappola

e tutto svanisce

in un vuoto sordo

come il rombo

d’un bambino che sogna.

L’alba ora

sembra immobile

e l’odore del blu

si confonde

con l’erba bagnata

e il giallo del sole

labile come la gioia.

cotrozzilivio©2014

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