Uomo dei sogni – Elegia per Alberto Lisiero

Ho scritto quest’elegia per un uomo straordinario che ho inconrato nella vita. Non unico ma il solo che avesse nel sorriso la forza della rabbia.

Alberto Lisiero era… è per tutti l’Ammiraglio. O no non un uomo di mare, uno di carriera ma molto di più.
Molti sanno oggi cosa siano i sogni e quale forza possibile generino in cuori ardimentosi grazie ad Alberto Lisiero. Risi quando l’incontrai, la prima volta, in una Venezia eterea, gia mia sorella poi dopo madre di quello che cambiò la mia vita. Sentire la passione che alimentava la sua idea di fratellanza m’accese quel fuoco che cullavo sopito dalla nascita: raccontare.

Forse in un altra vita eravamoprofeta lui, discepolo io, ed ora cupo compito è il mio il dover affrontare la tristezza raccontando chi era, Alberto, per me. L’elegia che leggerete ha riferimenti così intimi che sono usciti fuori naturalmente, Forse,solo pochi di voi ne coglieranno il senso ma non importa.
Non importa quanti anni vivi ma come li vivi e se il tempo se ne va acaccia delle nostre vite come un predatore affamato e solitario è nel suo cacciare che dobbiamo trovare la cura che ogni momento della nostra vita deve avere, come ora.

Non mi mancherai mai. Non ci mancano mai le persone straodinarie che s’incontrano perché, male che ti vada. Ti sporcano di grazia.

a Gabriella Cordone
primo ufficiale dello Star Trek Italian Club
e amica
regalo le parole mie per il suo Alberto
come abbraccio sereno.

Livio Cotrozzi


L’uomo dei sogni
t’aspettava
dondolando nella luce
e attorno aveva
pazze creature
col viso candido di speranza
per ogni oscura distanza
nei territori inesplorati scovata.

Noi siamo ancora in terra
esilmente pieghiamo i sogni
per volare
e voci e muri e odori, ora,
rimangono senza voce.

Amici,
la barca intrepida, ora,
sfocia e lenta scende adagio
incontro al cumolo dei sogni.
Parlano solo i cipressi, ora,
ripetono i baci e le carezze
che adagio lavano le lacrime.

Volano, ora,
ancora nell’orizzonte
abbaglianti città
sospese nel cielo,
riscaldano pietre
come horta ferita
e apocalittiche macchine universali
o cervelli copiati su silicio.

Prima o poi
svanirà lo stupore
e scalpiterà candida nello spazio
una rabbiosa inondazione,
un duello feroce
eterno, tra logica e passione.

Ma, ora,
timide ragioni
azzardano vie sublimi,
provocano coi tramonti
quei deliziosi giardini dell’eden,
seccano i petali blu canterini
sbrecciano muri e mutano roccia
in dimora celeste
dei nostri, immemori bisogni umani.

Chi è, ora, dietro a quei pensieri che strizzano il silenzio?
Chi, ora, irraggia attorno stupore?

Ondeggia il mio ricordo
impassibile, in equoree conche
riempite dal vento di stelle lontane
e tu
notte pendula nel cuore
un incerto paradiso disperdi.

Nuvola oscilla
e sui tetti neve già si posa.
Su parole umane
su quell’universo che guardavi,
sospeso,
tra soli e trasparenti immagini
paesi e strade lontane
sorgenti multiformi
e alberi e alture.

L’universo, ora,
è incolume
anche se ferita è una creatura,
anche se esce dall’ombra
e prenda a singhiozzare.

Non resta, ora,
che l’involto-spirito
appeso con onore
sotto la tenda che hai creato,
tenda che m’ha accolto
e che m’ha insegnato a guardare
la natura immortale dell’uomo.

Ed ora,
che lo spirito naviga tra le tue stelle
le stesse che hanno illuminato
il desiderio d’un domani in pace
uomo dei sogni qual’eri.

cotrozzilivio©2013

Alberto Lisiero
Alberto Lisiero
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