Le Parole ed il Tempo – parte quinta – finale

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Don Valdo viveva solitario tra interminabili letture e brevi passeggiate . La sua casa era una deliziosa dimora ricavata da una casa di campagna , una vecchia casa colonica seminascosta dagli alberi di una campagna silenziosa , umida di brina anche quando il sole gialto ne riscaldava le cime . Don Valdo della sua casa amava in modo particolare quella stanza , ampia , con le finestre a ponente , ricolma di oggetti che ricordava ai radi ospiti il suo passato trascorso tra i confessionali e altari di una fede che oramai l’ accompagnava come immagini accompagnano i ricordi di una vita passata ad aiutare a servire per una idea .Una grande icona nascondeva alla vista la parete color crema rendendola uno spazio rubato a chissà quale chiesa . Il resto della casa rimaneva semibuia , trasudando odori di una cucina povera e solitaria , fatta di tante piccole cose : uno scaffale di libri impolverati dal tempo , poche fotografie sistemate con cura sul ripiano d’ una scivania che da tempo non serviva pia nessun foglio rigato e sporcato dal tratto debole della sua scrittura . Nia ed Enos di tutto questo ne avevano un ricordo nebioso perché don Valdo non amava ricevere in quella grande stanza e la casa era troppo buia per lasciare impresse nella memoria ricordi più definiti se non per un piccolo studio , collegato alla sua camera da letto da una porta sempre aperta che lasciava scoprire un letto grande e curato , quasi che nessuno vi avesse mai dormito . In quel piccolo studio aspettava il silenzioso trascorrere delle ore , perdendosi nella rilettura di libri sacri , quasi non avesse mai capito la loro reale importanza o il loro vero messaggio . Sedeva spesso su di un’ ampia poltrona che era sempre sotto la finestra di levante , che come un trono dominava pareti ricolme di libri che tradivano la loro età. Tra loro , qualche giovane raccolta di versi o racconti ancora chiusi nel loro guscio , in attesa silenziosa del loro momento per rivelare parole , suoni , immagini , ricordi , che in quella stanza dagli alti soffitti si facevano pressanti tanto da costringere don Valdo ad interrompere la lettura ed uscire . Attraversare uno stretto budello di mura marce di umidità raggiungere un cortiletto , un piccolo e delizioso spazio all’ aperto , piccolo gioiello d’ architettura trecentesca , che tradiva cosi lunghi anni passati . Una gaia fontanella , incastrata nel muro , rallegrava l’ aria ; piccola vaschetta muschiosa . Sopra , un’ effige , corrosa dall’ umidità indicava che quello era un involontario appiglio per sorreggersi durante la bevuta . In un angolo buio s’ intravedeva una piccola scala sporca di terriccio e rami secchi . Spesso don Valdo rimaneva seduto in questo piccolo cortile ascoltando il sommesso scrosciare dell’ acqua e il breve suono di qualche raro uccello che , vagabondando , si posava sul tetto del piccolo gazebo in ferro battuto . Poche volte Gargonza vedeva don Valdo avventurarsi fuori dalla sua casa e quando questo accadeva era sempre per rimanere intorno ad essa , girovagando . Gli anni avevano reso don Valdo un abile oratore e sicuro scrittore di piccole cose , rime strane a capirsi a chi come Nia ed Enos non poteva intuire ne leggere tra le righe . Furono forse proprio loro due gli unici ad andarlo a visitare per chissà quanto tempo . Ora , nella vita del paese c’è ancora il ricordo di don Valdo e nelle orecchie dei paesani ancora il timbro pacato della sua voce .

Il suo viso tradiva il rossore di certe fatiche . Anche a lui Nia aveva regalato fin da lontano un sensuale controluce di quel suo corpo nudo sotto il brioso vestito , che pur di bello altro non aveva . I tre si salutarono con larghi sorrisi ed energiche strette di mano e si incamminarono , seguendo un piccolo viottolo radente al muro del municipio . Arrivarono in un piccolo spazio lastricato con blocchi di pietra dal grigio perlato dello sporco del tempo .

– E’ qui ? – chiese Enos .

In un leggero cenno di assenso chinò leggermente la testa del prete . Silenziosamente , Enos , si avvicina in quello spazio , con un leggero colpo delle mani allontana le due ante pesantemente intarsiate. Entrò scomparendo nel buio . Attraversò una prima sala e scostando una pesante tenda restò stupito , raggiunto da Nia e Valdo ai loro occhi gli si rivela : silenzioso e scuro , forse l’ ultimo , immerso tra la polvere di se stesso , sommerso da una voglia di essere vivo.. ancora. Sopra le loro teste, nell’ aria , imperituro , un grande lampadario dalla foggia irriconoscibile . Scuro , anche nel buio della sala , innaturale . Don Valdo sembrava essere scomparso . Un rumore di piccole carrucole cigolanti fece alzare loro la testa . Appena sopra il lampadario il soffitto di stava aprendo e la luce ne lasciava scopriva la forma: una cupola di pietra bianca , incoronata da una serie di finestroni colorati , da dove trasudava una dolce luce pomeridiana che illuminava un palcoscenico , maestoso nella sua struttura di legno . La platea , i palchi , il loggione ; una piccola meraviglia di legno odoroso costruito probabilmente nella prima metà del seicento ed incastonato , come pietra preziosa , in un piccola angolo di Gargonza .

Nia , rapita , cerca di distinguere gli intarsi del frontale del palco , paragonandoli a quelli delle colonne che sopra un proscenio maestoso sorreggono le maschere di legno dalle fattezze greche confuse dal colore, oramai stanco di apparire . Quando Nia si voltò non vide più Enos , ma era gia seduta sopra una di quelle poltrone ricoperte di velluto rosso porporino che un poco stonavano con l’armonia del resto .

Quanti anni erano passati , quanto tempo perso alla ricerca di quell’ unico teatro ed ora Nia era là, silenziosa , sperando di essere l’unico spettatore del ultimo spettacolo e silenziosa aspettava che il pesante sipario si aprisse , come bocca d’un menestrello e cantasse , con le mille voci di mille attori ancora una volta …

cotrozzilivio©1988/2000/2012

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LE PAROLE ED IL TEMPO – PARTE TERZA

LE PAROLE ED IL TEMPO – PARTE QUARTA

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