L’addio che non c’è stato

 

pic from: lexarexa.deviantart.com

 

 

– Bene, vedo che stai costruendoti un bel alibi.
– Continuo a leggerti, perchè anche se non ho piu’ accettato una situazione che a me non andava bene, non ho mai detto che non mi interessa come stai o che non avrei continuato a seguirti per vedere che riuscirai a combinare.
– Faresti meglio a smettere allora.
– E perché? Non so neanche io quello che riuscirò a combinare, ma io ci provo. Sai che sono sempre stata una gran capocciona e a volte bisogna essere forti…
– Non mi parlare d’esser forte, non lo dire a me e..
-…anche quando non hai la minima idea di dove andrai,ma sai che quello che c’era prima non andava bene, non era giusto di fondo, si reggeva su un compromesso strano.
– Ma quale compromesso! Non credo che tu sia riuscita davvero a capire, forse perché vedi le cose dal tuo esclusivo punto di vista…
– Non é così, lo sai…
– So solo quello che vedo, quello che mi fai vedere. T’ho sempre chiesto amicizia e m’hai sbattuto la porta in faccia come fossi un ambulante fastidioso, che vuole venderti le sue cose, inutili, per sopravvivere.
– Io ho sempre venduto solo me stesso, ma sei davvero troppo borghese per solo accettare ch’esisto. Non ti sei presa la briga nemmeno di perdere mezza giornata per parlarmi di persona, sicuramente i 15 minuti che hai usato per comunicarmi le tue intenzioni, t’avranno fatto perdere tempo prezioso.
– Non dire cosi sai che non è vero.
– So quello che vedo! quanto sono stato fesso, eppure avrei dovuto capire. Cercavo solo amicizia, magari quell’affetto che non ho… ed ho scoperto d’essere solo un ambulante fastidioso. Ben mi sta
– Non stiamo mica insieme no?
– Bella frase si certo; con quella hai aperto e chiuso il rispetto che avevo per me.
– Mi sono comportata come credevo.
– Ed hai fatto male! Ed io ho aspettato troppo a lungo, con la segreta speranza che tu capisca ma invece nulla… niente di niente. Sparita. Credi che non sappia vero? Pover’uomo che va ramingo con le tasche vuote in cerca d’un anima che l’accompagni per la via. Ti sei comportata come la gatta fa con i suoi figli cresciuti: lu sbatte lontano a morsi.
Ho aspettato con il telefono acceso una settimana sperando di vedere comparire il tuo numero e le tue parole ed invece nulla. C’è più vita nello spazio profondo che dalle tue parti.
– Ora basta dai…
– Ora basta lo dico io, parlo a ruota libera e certamente non dico quello che penso veramente perché non riusciresti a vedere un tasso fra gli alberi, pensa un tizioche s’è sempre fatto kilometri a 120 all’ora pur di vederti e passare con te due ore ogni morte di papa. Ho cercato di condividere con te quel poco che ho, quel poco che nessuno m’ha dato, quel poco che ho costruito ma sono troppo povero, troppo poco borghese, troppo stupido. Sono solo un povero ambulante che bussava alla tua porta, fastidiosamente e ti raccontava le sue cose perché non aveva nessun’altro che voleva ascoltarlo ma che è sempre stato troppo signore per rispondere alle tue cattiverie come avrebbe dovuto.
– Non t’é permesso parlarmi così…
– Nemmeno a te è più concesso. Infondo non l’hai fatto mai. Addio.

cotrozzilivio©2003/2012

 

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