Le Parole ed il Tempo – parte terza

pic from vlad.deviantart.com

Piero seguiva i suoi pensieri , fissando all’orizzonte l’aria violacea del sole schermato dalle nuvole seduto accanto alla finestra , come quei poveri vecchi , pensierosi pensionati senza amici . Da lì osservava le chiome degli alberi , vita della pacifica strada del lungomare , piegarsi alla leggera brezza del maestrale . La striscia di mare , che ai primi raggi del giorno luccicava trai rami di due pini solitari , ora era diventata solitaria e spenta , increspata ogni tanto dal breve luccichio di una stella , che timida , s’affacciava da dietro le nuvole . La mattina il paesaggio cambiò ancora : nuvole turbinose d’acqua e sabbia nascosero la breve striscia di mare . Con rapide folate caddero sulla strada , giardino di auto lente ed insonnolite .

Il vento più che altro lo straniva .

Si affollavano nella sua testa , pensieri come turbini di foglie spazzate da quel vento che struggeva una giornata d’estate ; vorticosamente apparivano e sparivano e con loro un eccitamento angoscioso , isolandolo in un vuoto impastato di delirio . La sua solitudine era fatta di azioni che tessevano trame esili ed infinite lungo il tempo silenzioso della vita , che per chi la vive diventa un racconto con pause , punteggiature .

Il vento continuava la sua corsa pazza e sconclusionata e la luce di quelle poche lampade si era fatta scialba e stanca in una notte senza più sfumature violacee . Cigolò un cancello ed il suono stridulo gli sembrò essere dietro la nuca , da dove nascevano piccoli brividi di dissenso . Rientravano i ragazzi della villa accanto alla sua , unendo alle loro grida allegre trilli di campanelli poggiati sopra manubri di biciclette . Il caso aveva riunito , nella sua mente , immagini portandolo a risalire fino ad una estate così remota che pareva quasi non fosse mai esistita .

Era il 1970 . Rivedeva il suo corpo , il suo viso : pensò a Nia .

Portava un paio di mutandine di spugna che facevano una leggera piega sul suo piccolo sesso acerbo . Lei teneva sempre le braccia leggermente scostate dal busto , quasi fossero sempre protese verso qualcosa : chissà che . Sul torace stretto e dritto le sottili costole segnavano la pelle sotto l’ombra dei capezzoli . Non aveva espressione quel viso privo di sopracciglia e con le pupille chiare che fissava tutti senza curiosità. Era una bambina poetica e sola .

Era ancora piacevole passare le vacanze al mare . Un’aria quieta portava le famiglie verso lo stradone del litorale e al di là, verso la lunga spiaggia che collegava Formia a Gaeta e quella distesa dorata placava , rassicurava . Si ricordò bambino , seduto vicino alla mamma a costruire , all’ombra d’un muretto , castelli di sabbia . Era magrolino , con lunghe braccia e gambe , dinoccolato quando correva verso l’acqua . Quando si univa agli altri bambini il suo sguardo era come se si chiedesse cosa preferisse veramente . Era docile per finezza d’animo . Un giorno , il vento che leggero increspava le dune di sabbia , correva piano tra i capelli di chi era rimasto un poco pia lungo ad aspettare il tramonto d’un sole particolarmente gentile . Queste ore sono speciali . Si godono felicità interiori , le magliette colorate si gonfiano contro gli schizzi d’un mare spumoso di scoglio , i giochi si fanno più chiassosi di voci più musicali .

Nia si ferme rimase a dondolare muta davanti a quel magro bambino seduto sopra lo scoglio più silenzioso . Piero faceva finta di niente . Lei si avvicinò di più. Le mani di lui distese dietro la schiena erano a pochi centimetri dai piccoli piedi di lei .

– Ciao io sono Nia . Come ti chiami tu ? –

– Piero – rispose e si girò

Rimasero un momento a fissarsi cercando forse nei loro occhi l’inizio d’un linguaggio che sconosciuto agli adulti .

Piccola fu la risata della bambina che di scatto spiccin una corsa irrefrenabile . Correva accanto al mare e il mare la fermò bagnandola con uno spruzzo sfuggito al controllo degli scogli , silenziose gigantesche sentinelle .

Così era nato quell’amore di due tiepide figure : in controluce al sole che tramontava insonnolito .

Piero cambiò il suo comportamento subito . Da bambino lento e riflessivo diventò rapido e pronto , rideva spesso d’una risata fortissima e proprio quelle risate erano segnali di gioia , uno scatenamento primitivo dell’anima . Molti osservavano e riconoscevano il loro amarsi con dolci sorrisi di adulti dubbiosi.

L’amore aveva isolato i due bambini e li aveva trasformati in esseri misteriosi . Leccavano il gelato tirando fuori la lingua come buffoni oppure rimanevano per ore a guardarsi , ogniuno specchio dell’altro e alla fine scoppiavano in risate fragorose che riempivano di festa i pomeriggi tediosi di sole . Piero assaliva il mare donchisciottamente con un ramoscello strappato a qualche ramo basso e Nia correva con lui quasi a voler essere il suo sancio panza . Saltavano dal muretto che divideva la strada dalla spiaggia per atterrare con grida selvagge . Ripetevano i salti con identiche grida decine di volte fino a che scattavano di corsa altrove o si incamminavano lenti , abbracciati , stretti l’uno a l’altra verso gli scogli . Tanti li scorgevano solitari : lei seduta sulle ginocchia di lui a guardarsi e a parlare per ore. Forse avevano una loro sessualità ma era inutile capirla per non violentarla . Il bacio , cauto morbido , che si scambiavano la sera prima di lasciarsi e la corsa affannosa al mattino quando si ritrovavano , era il loro modo di volersi bene , che definiva qualcosa di sconosciuto , di sublime , che li rendeva intoccabili. Stava facendo buio , un buio strano , soffice , uno di quei bui di montagna che nascono dalla terra , che salgono fino al cielo . Piero passeggiava lentamente , cercando di perdere o prendere tempo . Lentamente , non si può fare a meno di vivere lentamente in montagna perché tutto è riflessività, risparmio , sintesi delle percezioni .

A Gargonza si può vivere lentamente . Per capire i segnali del mondo si costretti ad esplorare gli anfratti , spelonche che contrassegnano questa civiltà.

Lentezza qui non metafora . Quel frugare tra i particolari , quel fissarsi su tutto : foglie , rami , alberi , montagne e laggi, lontano , il mare ; se mare .

Il mare e la montagna .

Sono proprio loro il simbolo della pacata , sicura lentezza e il navigatore ed il rocciatore sono il più abile tra gli esperti . Lentezza qui tecnica raffinata e complicatissima .

Così, ad ogni passo, Piero acquistava una cadenza solenne, lasciando che i suoi sensi scivolassero verso il basso, là, sullo stretto marciapiede di quella piccola strada in salita , che s’allontanava da Gargonza , silenziosa e tortuosa ; gente dal tono austero s’assiepava in una piccola inspiegabile piazza dai colori tenui , vagamente turchini , del lungo tramonto estivo .

Da principio lo sguardo non riusca percepire che una massa tenue e velata che sovrastava le cime degli abeti e poco più in là, nello specchio d’una piccola risacca d’acqua , il suo riflesso dolce : la luna . Piccolo satellite che nessuno guarda , un’ombra biancastra che sfiora poche nuvole , che affiora dall’azzurro del cielo carico di luce . Fragile pallida come una donna sola che mostra poco di se , dolce cerchio bianco che va piano a spostarsi più in l, più in alto .

Piero camminava con la solita desolata routine dello svago . Piano faceva buio ed i suoi occhi prendevano confidenza con quella strana luce crepuscolare e solo immagini certe prendevano forma .

Lei . Sinuosa . Una delle creature più magre che aveva mai visto , ma forse era quella luce che tagliava ombre e contorni a cambiare la sua fisionomia . Certo non poteva essere che così, un viandante meno lento e deciso di lui , con le mani affondate nelle tasche dei pantaloni s’ avvicinava , con in mano un guinzaglio d’un cane basso , indistinto nella luce violacea del crepuscolo .

Lo riconobbe dal passo incerto dei piccoli cani gioiosi anche se legati e costretti ad una breve corsa . Il guinzaglio era chiuso nella mano di una ragazza poco appariscente , quasi uno sgangherato tipo senza obbiettivi . Sapeva che eppure non era così. I suoi vestiti , su di lei , portati con trionfale noncuranza risaltavano solo i suoi occhi , costringendola quasi a tenerli bassi per non essere più di quello che era o voleva essere , ed ora voleva incontrare un ragazzo comparso quasi per caso , su di una panchina di quella piazza , meta di tanta finzione ed abitudine paesana .

Piero frugava nelle tasche alla ricerca delle sigarette e nervosamente , sedendosi , ne accese una , pensando che a volte strano anche il caso : chissà perché, proprio qui , doveva innamorarsi di nuovo dello stesso nome .

Si dello stesso nome , perché era quello che lo attirava di più in una donna , ed il nome Isabella era uno dei suoi preferiti come lo erano Roberta , Alessandra , Fiammetta , Silvia .

La luna oramai era alta nel cielo , chiara e luminosa brillava come in uno specchio può brillare una lampadina . Dall’altra parte della strada , un gruppo di ragazzi salivano silenziosi ridendo degli scherzi fatti nel piccolo cimitero di Gargonza , troppo buio e scuro per incutere un religioso rispetto .

Piero ricordò la prima volta che entrò in un cimitero . Fu per curiosità la curiosità l’aiuta fargli scoprire il mondo della città dei morti . Piccole case e giardini , alberi , croci e fiori che lentamente cantavano un’ ossessionante canzone come un fischio del vento . Piero torna passeggiare per quella composta strada senza miseria . Il trambusto lo seccava , ma il folklore , le case dall’ intonaco bianco , giardini ordinati anche nel buio della notte dietro basse cancellate fatte di legno incrociato , giardini per quei distratti passanti che avevano nei loro occhi solo quelli vecchi e puzzolenti delle grandi città.

Poi il lampione … poi lei . Lei che aveva nel cuore un piccolo oggetto che la guardava incredulo .

Aveva le mani chiuse a pugno , quasi un riflesso di rabbia o freddo .

Alzò gli occhi al cielo ed una piccola stella incrociò il luccichio dei suoi e pulsando la chiamò per nome . Un tuono , voce sorda della montagna , riempì di rotolii le orecchie di quelli che erano li, poi il silenzio restituì il gracidare delle onde lontane , scrosci d’un porto che non vuole smettere di lavorare . Piano Piero e Isabella s’avvicinarono al lampione , come se il cerchio di luce , in qualche modo , fosse riparo per i sentimenti dalla confusione . Fu come se il tempo si fermasse , come se l’aria si materializzasse per tenere nascosti nel rifugio luminoso due occhi che si guardavano , soli .

Su un muro un geco corse via , sopra di lui la Luna : un lago di lucentezza che regala raggi al buio freddo ed inonda le strade dei nottambuli che , fermi nel mezzo della piazza , come naufraghi abbandonati su d’ uno scoglio pensano a quelle due ombre che brillano assieme . 

cotrozzilivio©1988/2000/2012

LE PAROLE ED IL TEMPO – PARTE PRIMA

LE PAROLE ED IL TEMPO – PARTE SECONDA

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...