Premessa per un innamorato

In girum imus nocte et consumimur igni

Come è strano innamorarsi, è sempre la prima volta, ogni volta. Come il mio amore per Janet.

L’avevo conosciuta in primavera, capelli neri, occhi intensi, tette divine. Aveva un modo di parlare, un eloquio che ti avvolgeva e ti portava sempre in un mondo fantastico. Questa era lei. Così mi apparve in quell’inizio di primavera, quando le sue parole mi sembravano vere, intinte nella rugiada fresca della mattina.

Sapevo che era la donna di un altro, ma lei mi disse che non l’amava, ovvero era abbastanza soddisfatta, ma proprio quel abbastanza era la spia di una insoddisfazione più profonda.

In realtà lei a quel ragazzo voleva solo bene. Era un amore chiuso. Finito. Ora solo un approdo sicuro, una abitudine, amicizie insieme consolidate da anni. Un punto di riferimento. In attesa di un vero amore, definitivo con cui fare quel figlio che sembrava la sua ragione di vita.

Nel contempo le emozioni se le prendeva a modo suo, quando voleva e senza chiedere niente a nessuno.

Nicoletta Ceccoli

1° interludio

Se ne era andata con un messaggio sul telefonino. Una vera principessa.

Quel messaggio recitava così: “grazie per aver capito sarai sempre il ricordo più dolce della mia vita grazie non ti dimenticherò tua piccola”.

La sera prima ero arrabbiato, non riuscivo a contattarla, il cellulare che squillava sempre libero, era lì lo sapevo e

non rispondeva, ero stanco E umiliato del suo modo di fare del suo modo di essere. Superficiale. Bambina.

Umorale. Incostante.

Chiamai a casa, non l’avevo mai fatto, rispose la sorella che mi passò infine lei. Rimase stupita e perplessa. Non se lo aspettava. Dissi alcune cose. Capii. Dopo aver chiuso arrivò un altro sms: “se mi vuoi bene non chiamarmi c’è lui, ne parliamo domani.”

Preparai una mail: “per il tuo bene, faccio un passo indietro.”

Volevo vedere la sua reazione.

La mattina seguente mi chiama e forse non aspettava altro. Naturalmente dopo avermi rimproverato di averla

chiamato a casa (!). Ma pensa un po’!

sì tesoro, ti devo chiedere di fare un passo indietro”.

Va bene tesoro, addio”.

Avevo ragione, non aspettava altro. Poi per fare bella figura mi manda l’ sms di poco fa.

La cosa sconcertante era che poche ore prima diceva di amarmi: mail, sms che inneggiavano all’amore per me, parole al telefono sgargianti d’amore. L’impressione man mano che la ragione riacquistava la mia mente, era che fosse schizofrenica.

Un saggio? Eccolo, un sms il giorno prima di lasciarmi: “lascia stare è solo stata solo colpa mia Io che ho

bisogno di te e invece faccio finta che posso farcela anche da sola Ti voglio tanto bene”.

Dopo che era rientrata la sera prima a proposito di figli che voleva fare con me: ”Amore mio anche ora Non

avrei dubbi ti amo tanto”. La stessa sera dopo che gli avevo proposto di partire per un viaggio in America appena ufficializzata la nostra unione: “Stiamo a casa nostra Ho voglia di noi Ne ho un bisogno disperato . Sto sognando”.

Ma la perla è una mail dopo una notte in cui aveva avuto una colica renale ed era stata accompagnata dalla madre in ospedale: “ Capisci Vittorio, ho mandato un sms a te anche sapendo che tu non potevi farmi niente e non a lui. Vittorio amore mio, la bilancia pende pericolosamente verso di te”.

Fu quel pericolosamente che mi lasciò qualche dubbio. Perché era pericoloso? L’impressione era che si fosse confidata con qualcuno e questo qualcuno le aveva consigliato di lasciar perdere un rapporto come il nostro.

Forse la differenza di età, cominciava a condizionarla. Forse c’era “qualcuno” che era geloso di me. Ancora adesso non riesco a capire chi era la mia J.

Katerina Bilabini

2° interludio

Qualche mese dopo il nostro incontro ci fu una grossa litigata dovuta come sempre alla sua superficialità. Ero veramente incazzato e contattai una mia amica che guarda il destino lavorava nello stesso palazzo dove lavorava la mia Janet. Tre piani di differenza.

Chiesi a questa mia amica di aiutarmi a decifrare questa ragazza, sapere qualcosa in più, cosa nascondeva, perché era sempre così misteriosa. Quando si parla poco i dubbi prendono il sopravvento e in quel momento Janet era un fitto mistero.

Non ci aiutava l’abitare distanti. Praticamente ai capi opposti della città e i lati opposti di Roma sono davvero distanti. Onestamente Stefania. mi disse di lasciar stare: “Vittorio. lasciala quella pazza, volubile e umorale, ti farà del male. Lo dico come amica, come fossi tua sorella. Ti prego lasciala stare”.

Ma io ero perdutamente innamorato. Potevo dimenticarla? Impossibile. Stefania trovò tutti i numeri telefonici possibili e immaginabili. Poi con un amico in Wind e uno in Telecom incrociammo i dati e vennero fuori le sue abitudini, le chiamate la mattina, numeri relativi al fidanzato, numeri di cellulari intestati a lei e altro. La legge sulla Privacy? andò a farsi fottere, naturalmente.

Feci però l’errore di confessarlo dopo che ci eravamo rappacificati. Lei disse che non gli era mai capitato un investigatore. E rimase dubbiosa. Anche io avevo dei dubbi su una mail che mi arrivò nel momento che eravamo distanti.

Chiaramente un amico hacker riuscì a risalire al nome di quell’indirizzo. Evito di dire chi fosse….evito.

Ma ero diventato un detective perché lei rimaneva in uno stato di ambiguità che la rendeva misteriosa. Non era mai chiara, come se nascondesse qualcosa. Non riuscivo a capirla. Quando ci vedevamo si parlava di tutto , tranne che di noi.

Nicoletta Ceccoli

3° interludio

Guardavo Stefania e lei guardava me. Tesoro mio cosa cazzo mi fai fare

Allora PU..PU..dai PUT.. PUTTANA”

Ecco va bene e adesso un po’ più volgare, sul romanesco”,

ZOC ZOC.. ZOCCOLA”

Bene però lo devi dire a voce alta. ZOCCOLA. Adesso proviamo con MI..”

MIGNOTTA, MIGNOTTA, MIGNOTTAAAAAAAAAAAA”

Finalmente! e gridalo!”

TROIAAAAAAAAA”

Terapia d’urto la chiamava.

Stefania mia cosa mi fai dire”.

Laureata in psicologia faceva tutt’altro per vivere, ma ogni tanto qualche stage in una comunità di recupero per tossicodipendenti se lo faceva, così per rinfrescarsi la mente. La psicologia era la sua passione. Poi il bisogno di campare l’aveva portata a fare un altro lavoro.

Appunto lavorava nello stesso palazzo di J, il pomeriggio e la mattina per una casa discografica. La conoscevo da dieci anni e le volevo bene. Una vera amica su cui contare.

Davanti a me Stefania, e una coppa di gelato che con il caldo si scioglieva velocemente.

Hai capito?Non riesce a troncare la sua storia con quel ragazzo, ha detto che non può lasciarlo e allora lascia

me. Ci sta da nove anni, ma è una storia? Ma come, diceva che era innamorata, che voleva dei figli, che voleva

vivere con me, che ero il suo uomo, e allora che è successo?

Aspetta che indovino: erano tutte cazzate? ”

Stefania mi guardava perplessa con occhi attenti e furbi. Stava indagando nella mia mente.

Che posso dirti? Ti avevo messo in guardia e anche Maria lo aveva detto. Attento a quella puttanella, ti ricordi?”

Maria come sempre esagera, come quando l’ha descritta, caspita sembrava che fosse un mostro. No, è diversa da

come poteva immaginarla, ma ugualmente carina. Per lei se non sei alto più di 1,75 non ti prende in

considerazione, figurati le donne. L’ha chiamata cozza nera e che diamine, lì mi sono incazzato”

Sì, va bene, Maria l’ha detto perché ti vedeva in crisi con lei e allora ha tentato di scuoterti, tutto qua”.

Poteva anche non essere bella come diceva lei, ma per me è bellissima e ha la voce più sensuale che ho mai sentito. E le sue morbide mani che meraviglia

Mentre gustavamo quel gelato mi ricordavo delle parole di Maria, il nostro botta e risposta:

Lasciala stare quella ragazza, è immatura, incostante, lunatica, narcisa, controversa, alla ricerca di un papà e sì non mi guardare così cerca un papà, non l’hai capito?”

Perché mi devi sempre far arrabbiare. Che c’entra il papà? Che non vive un buon rapporto, non vuol dire che non abbia superato il conflitto con il genitore. Non mettiamoci sempre in mezzo questo maledetto complesso di Edipo.

E allora mi spieghi perché ti frequenta? E non è perché hai 16 anni in più, ma perché forse gli dai sicurezza. Se si sente attratta dagli uomini maturi, amici di famiglia, conoscenti, colleghi di lavoro più anziani, qualcosa devi intuire. Il ragazzo coetaneo con cui sta da dieci anni è una figura marginale, le serve per restare agganciata alla sua realtà, alle amicizie della sua età. A niente altro. Quel ragazzo è un residuo della su a adolescenza; no che non lo ama, ma con lui ha creato una rete di amicizie consolidate, abitudini da cui è difficile uscire”.

E forse aveva ragione. Avevo sbagliato io a farmi irretire da quella bambina.

Nicoletta Ceccoli

4° interludio

A un certo punto Stefania parlò:

Vittorio non ci pensare più, lasciala stare. Ma lo vedi che è lunatica persa, quasi rasenta la schizofrenia? Ma come, ti

dice che ti ama alla follia, un giorno ti lascia, poi ti fa tornare indietro dice che comunque ti vuole bene, tu accetti di dividerla con un altro perché l’ami alla follia e poi? Cosa fa? Un passo indietro amore mio, solo questo ti

chiedo! Ma vaffanculo. Se sapesse cos’è l’amore non si sarebbe comportata così. E’ una bambina, ha paura di

ciò che non conosce. E la storia diventava importante e lei non era pronta. Crede di essere una donna, ma è solo

una bambina. Gioca a fare la donna. Ma per esempio come pensa di poter vivere con un lavoro part-time? E

infatti vive in una stanza con bagno in una mansarda sopra la casa dei suoi genitori, pagando l’affitto al padre.

Ma credi che se un mese tarda l’affitto il padre la caccia di casa? Cosa ne sa lei di autonomia? Se io non pago

l’affitto mi ritrovo in mezzo a una strada. Autonoma? In cosa? A portarsi a letto il fidanzato senza farsi vedere

dai genitori, stando attenta a non mugolare di piacere altrimenti il padre si incazza. Quante arie da donna fatta! E

l’unica volta che la chiami a casa dove stava? A casa dei suoi con sua sorella! Ma fammi il piacere! “

Infatti spesso le ho rimproverato di essere una bambina ma lei ogni volta si incazzava”.

Vittorio, amico mio, se fosse stata una vera donna ti avrebbe cercato e detto quello che ti doveva dire davanti ai tuoi occhi, non dirtelo per telefono o per sms. Se effettivamente lei si fosse accorta che non era amore ma infatuazione, a maggior ragione doveva dirtelo e non illuderti. Si è comportata da bambina, gli hanno chiesto, hai mangiato la marmellata e lei con la bocca sporca ha detto no ed è andata subito a nascondersi. Amico mio l’amore lo si rifiuta sempre con gentilezza, da qualunque parte

esso venga, perché è un sentimento che non si trova dietro l’angolo. Se fosse veramente una donna ti chiederebbe scusa”.

Sì ma io l’ho baciata, ho sentito l’odore della sua pelle se non gli fossi piaciuto non sarebbe mai venuta con me.

L’amore è un’altra cosa, prescinde dai baci, dal sesso. Lei vive di emozioni. Ti ricordi mi hai detto che le

regalarono un disco di Branduardi. Quel giorno ti scrisse una mail dicendoti: sto ascoltando quel disco, provo

emozioni immense, piango rido che dire, come una adolescente di 16 anni. Non è cresciuta”.

Ma crescerà mai”?

Non lo sappiamo, paradossalmente tu eri proprio l’uomo che poteva guidarla nel suo percorso, lei ci aveva visto giusto, non è cretina. Sei pacato, maturo, stabile. Purtroppo per lei tu volevi una donna e non una amica.

E’ difficile immaginare quale sviluppo potrà avere con quel ragazzo che le sta accanto, ancora più infantile di lei.

La confusione potrebbe aumentare. Poveri figli se ne metteranno al mondo. Ma un uomo avrebbe stima di se se

la propria ragazza lo lascia per un altro, poi ritorna, poi lo rilascia, ritorna di nuovo? Secondo te la loro è una storia d’amore? O forse è convenienza”.

Stefania, io sono sei giorni che non dormo. Mi mancano i suoi baci, le sue parole, i suoi sms, le sue mail. Tutto mi manca”.

Oddio sei perso per quella demente. Amico mio che ti ha fatto quella strega”?

from scottchurch.deviatart.com

5° interludio

La mia amica rimase a guardarmi io abbassai gli occhi, non riuscivo a parlare, ero commosso. Ero disperato non

capivo il grande inganno. Le avevo detto: Janet ti prego non illudermi, non illudermi e invece lei era andata avanti come un treno senza badare a me. Era gratificata da quella mia passione e ora stanca mi aveva lasciato. Non capivo quella sua mente, perché aveva

agito così, ero ripiombato nel buio di un inverno che pensavo finito. Stefania riprese a parlare.

E comunque, per finire il discorso lei non aveva alcuna intenzione di andare a Milano. Te lo ha detto per farti uscire allo scoperto e tu ci sei caduto in piedi. Andare a Milano presuppone un coraggio che non ha. Al di là del capo che poteva ospitarla, cambierebbe finalmente vita.

Perché in verità vorrebbe scappare da quel mondo che la circonda, ma non trova il coraggio. Lei non ama il suo mondo, il suo contorno, ma viene accettata e allora si adegua. Ma fosse per lei scapperebbe. Cosa la trattiene? La paura, semplicemente non sa volare come pensava. Volare non vuol dire solo provare emozioni, scopare con più uomini e darsi delle certezze. Volare significa progettare, creare, incidere nella realtà giorno per giorno. Lei vive di parole, ama le parole, le parole sono la sua vita. Poi nella realtà è imbranata come una bambina.

E chi gli sta accanto di certo non l’aiuta. Vittorio tesoro mio, se ti avesse voluto bene avrebbe detto: andiamo a vivere per conto nostro, ho voglia di stare con te di pensare al nostro futuro, Invece ti ha detto che il ragazzo le ha chiesto di sposarla. Ma tu ci credi? E lei cosa risponde? Sì? Ma allora è matta, perché fra tre quattro anni si separerà. Ma quante volte si sono lasciati e ripresi, ma quale amore amico mio .è pura abitudine.

Che devo dire .sono strabiliato, attonito. Io però l’amo ancora, non posso dimenticarla in un secondo. E’ la prima volta che una donna mi fa pensare ai figli. Perché? Me lo spieghi”?

Senti, ascolta, quando lei ti dice che vuole dei figli, lo dice perché il figlio costringe a cambiare ad accettarsi da sola senza chiedere accettazioni ad altri. Capisci? Lei il figlio lo voleva anche dal suo ragazzo, pur rinunciando a sposarlo se lui non voleva responsabilità. L’unica coerenza è il figlio che si auspica di avere per cambiare il corso della sua vita. Lo so è difficile chiudere una storia, le storie sono a doppio senso, ma qualcuno ama di più. E in questo caso quello che ama veramente sei tu. Ma come dice il proverbio chiodo scaccia chiodo e poi te la posso dire una cosa in confidenza”?

Sì va bene..”

Fai una cosa, togli la sua immagine come sfondo del computer e mettici un’altra donna, magari una bella

modella. Metti un’altra immagine, lo dico seriamente. Non ne vale la pena. Comincia ad allontanarla anche dal video. Se quella donna pur amandoti, non ha capito chi sei, è stata volubile, incostante e ti ha fatto soffrire dobbiamo reagire con la stessa determinazione. Peggio per lei. Lasciala nella finta felicità, nelle sue piccole certezze. Potevi morire per lei, gli avresti offerto la vita. E lei, chi sceglie? Vai per il mondo a testa alta. Quando ci piacciamo ci sentiamo anche belli e l’amore arriva immediatamente. Lo dico sul serio. E a te non ti mancano le occasioni. Soprattutto non ti fissare con quella matta”.

from: lexarexa.deviantart.com

6° interludio

Janet mi aveva lasciato un buco così grosso nel cuore che il vento ci passava divinamente.

Stefania stava pensando a sistemarmi la mente e al cuore chi ci pensava?

Janet tesoro mio ma che mi hai fatto? ti dissi che eri una strega, penso ora che avevo ragione.

L’aria della sera cominciava ad essere più fresca. Non avevo riferito a Stefania quello che avevo detto il giorno che era finita e pensai a tutte le vendette che avrei potuto mettere in piedi per il gusto di vederla finalmente soffrire quanto io stavo soffrendo in quel momento.

Mi aveva ingannato e dopo che aveva finito di giocare, il giocattolo lo aveva riposto in cantina. No non ero un giocattolo. Avevo pensato a un piccolo aereo con uno striscione con questo tenore, chiaramente rivolto al fidanzato: HAI LE CORNA FIRMATO J. L’impressione in quel paesino dei Castelli Romani sarebbe stata enorme. E’ un buon esercizio per la mente, ma occorre non esagerare altrimenti si scade nella psicopatologia.

Ma a distanza di giorni i propositi di vendetta scemavano per sua fortuna, in realtà io non ero mai stato un vendicativo, credo che ci si nasca in quel modo.

Janet aveva giocato con i miei sentimenti e mi aveva ingannato. Probabilmente dopo quel sms mi aveva anche dimenticato e molto probabilmente stava incontrando un altro uomo che poi avrebbe fatto la mia stessa fine.

Era il caso di continuare a ricordarla con nostalgia?

No. Ma l’amore quando è vero e potente dimentica lentamente. Quella sera chiamò la mia amica Maria. Mi invitò a uscire con lei il giorno dopo:

Vittorio c’è una bella ragazza che devi assolutamente conoscere si chiama Nina, solare, pulita, in gamba e con la testa sulle spalle. Ha 29 anni, ti va bene”? e ridacchiava mentre lo diceva.

Va bene – risposi – incontriamola, ma non credi che sia giovane anche questa, ha solo tre anni in più di Janet”?

E che la vuoi quarantenne, che ci fai? No, no, questa è fatta per te, se quella era una scema noi non ci possiamo fare niente. Se sei una cretina lo sei a venti anni e a cinquanta. Non cambia”.

Accettai l’invito. Era la maniera più giusta che potessi trovare, chiodo scaccia chiodo. Andai a dormire. Ma quella notte accadde una cosa. La sognai.

Strano non ricordavo mai i sogni, invece mi ricordai tutto.

L’avevo chiamata al cellulare, ma stranamente era come se la vedessi dall’alto, nel suo box, con la cuffia e rispondeva a me.

Ti ho cercata Janet non sai quanto mi manchi”.

“Amore anche io speravo che tu chiamassi e mi stavo rassegnando, forse tu non mi volevi così bene come credevo”.

Poi la scena si spostò ed eravamo in un prato verde, tutto era sereno, la sua mano nella mia e i suoi occhi felici. Passeggiavamo.

Questo ricordai del sogno. Maledetto cuore cosa fai, non illuderti più.

.

Conclusione

In realtà non mi ero mai illuso, sapevo che il nostro rapporto era difficile e in questo momento la ricordavo per

quello che era: una ragazza profondamente sola, con un’anima inquieta a cui avevo dato delle emozioni e delle certezze che l’avevano rasserenata.

Non era cattiva, andava capita, ma in amore forse non c’è tutto quel tempo per capire occorre sbrigarsi perché la vita non ti aspetta.

Fine.

cotrozzilivio©2003 / 2012


pic from: AsBeautyDies.deviantart.com
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