[ Narrativa ] Arp (estratto)

Oggi è un buon giorno per morire.

L’aveva sentito mille volte in quel telefilm di Star Trek.

Frase ad ok per un guerriero klingon e Arp era un vero guerriero. Si tornava a combattere, si ripeteva. Niente importava più. Tutto il dolore, tutta la rabbia e la frustrazione

S’era rinchiusa in fondo ad uno stretto cunicolo dentro la sua anima. Lungo e scuro come quello che stava per affrontare, solo

Che il secondo era maledettamente bagnato e reale!

Roma, a volte, è una città molto complessa e il mondo di superficie finiva solo per nascondere quello profondo del passato. Il passato. Arp non voleva sepoltura veloce per il suo

Passato ma quello che vedeva era quello vero, storico, tangibile e velenoso del periodo più buio di questa stramaledetta città.

Il film non voleva proprio uscire dalla sua testa. Eppure oramai si sentiva pronto ma c’era qualcosa che proprio non riusciva ad accettare. F. Era d’una bellezza assurda e pericolosa e proprio non capiva perché la sua idea le stava appiccicata addosso come una seconda pelle. Arp aveva una fottuta paura di finire e non vederla più. Mai più! Oggi è proprio un buon giorno per morire…umani!

Questa idea del film per Arp era proprio un’ossessione e l’ossessione pura non ha forma. E’ chiodo nel cervello, bestia che ti agita, goccia che non smette di cadere, treno nelle mutande, stilettata potente ogni volta che lo sentiva svolazzare nel cervello. Brucia come nausea così banale che non riesci a descriverla, per cui non sai trovare parole. Se non hai il coraggio di raccontarla allora è meglio che tu trovi qualcuno che te la venda.

Le idee che assalgono Arp imprigionano il desiderio, lo pietrificano e questo è la cosa peggiore per Arp perché danno

forma oggettiva all’angoscia.

La trasformano in materia addomesticandola.

Ripetevo spesso a Arp che doveva dar forma alle ossessioni e trasformarle in merce. Se Arp vedeva i film doveva pensare ad una specie merce da vendere. Doveva, poteva,…voleva. Le ossessioni-merci dovevano avere un valore e per questo a Arp doveva lasciargli un fondo d’insoddisfazione. Ma doveva lasciare il residuo al desiderio per dare forma all’ossessione pura.

Per trasmettere le ossessioni e trasformarle in merce era indispensabile che l’esperienza fosse, in qualche modo, ripetibile. Ora a Arp mancava solo una cosa. Un’ossessione. Un atto creativo. Si scopò mia moglie il bastardo lercio rotto in culo d’uno stronzo. Ma fu geniale.

La psicologia cerca di farti capire gli sbagli, sbattendoteli in faccia, anzi chiedendoti di tirarli fuori affinché tutti possano trarre lo stesso insegnamento e così una generazione di stronzi fa una di geni e una di geni quella di stronzi perché ti cascano le palle quando ti chiami Fellini (no, lui non aveva figli!), Mastroianni o Coppola e ti danno credito solo perché sei il figlio del grande o figlia della divina. Così non fai sforzi e non cresci perché non ti serve imparare. E’ così, da sempre, almeno tra noi umani. Saremo gli animali più intelligenti ed evoluti, specie rara d’una evoluzione naturale di tante prove, sbagli, toppe e scopiazzature ma siamo anche profondamente degli stronzi fottuti.

Napoleone diceva che tutte le donne sono mignotte, tranne madre e sorella che a pensarci bene Napoleone vedeva anche

loro come donne. E cosa cazzo volete che pensi un alieno quando ci vede? E vi meravigliate che vengano a vederci? Voi non andate al circo? Pensateci bene e converrete che questo pensiero ha attraversato, immutabile nei secoli, milioni di menti creative che davano e danno la sensazione di stare a sentire un fesso che poi il fesso eri tu.

Maledetto bastardo! Perché proprio mia moglie?

Un vecchio detto buddista dice: Se il problema può essere risolto, perché essere infelici? E se non può essere risolto, a che serve essere infelici? E’ passato così tanto tempo dall’ultima volta che ho visto Arp. Quella volta sembrava che cercasse volontariamente di evitarmi.

Tempo fa, con mia moglie siamo andati a vedere un suo film. Non so perché. A casa ho ancora le copie che lui mi dava da visionare. Arp mi diceva: “Stai tranquillo. Al cinema è lo stesso” ma io poi al cinema ci andavo comunque. E uguali non erano mai, c’era sempre qualcosa di diverso. Credevo che Arp togliesse o modificasse anche seguendo i miei gusti. Mi sentivo onorato. Nell’ultimo film di Arp c’è una battuta che un personaggio fa fuori campo. Non la capiì allora.

-“50 anni fa nessuno voleva sentire le nostre storie di sopravvissuti. La gente era sfinita dal dolore e dalla violenza… voleva dimenticare ma non è possibile dimenticare”.

Lui disse che nella mia copia c’era un errore di trascrizione fonica, visto che il VHS era la copia del nastro originale e che forse era proprio quella di prova della produzione. Mia moglie la capì, credo. Pianse, ma forse per la scena pianse e non per le parole. Oramai io so e questa non è una buona cosa. Sarebbe stato meglio che io non capissi mai quanto quello stronzo fottuto amò mia moglie.

Anche se è finita lo odio, cazzo! Lo odio proprio quel fottutissimo bastardo. La sua assoluta imprevedibilità lo faceva affascinante per qualcuno, da redimere per altri e Arp nella sua vita aveva incontrato molti “altri” e pochissimi “qualcuno”. Non parliamo poi quando questi altri e qualcuno erano donne. La cosa finiva irrimediabilmente che Arp assorbiva lui stesso quelle caratteristiche tanto che riusciva a vedersi come mai e finiva per autocommiserarsi.

Le donne, alla fine, non se lo cacavano nemmeno e dopo averlo ripetutamente cornificato lo mollavano come merda al cesso e Arp ci rimaneva si di merda! e dovevamo poi noi sorbircelo in bisca. Allora. Parlavamo di Arp.

Arp c’aveva un telefonino, come tutti si, ma il suo squillava sempre. Quando dico sempre è proprio sempre! addirittura se lo usava come vibratore, ci si divertiva un sacco! Oltre al telefonino c’aveva pure una donna che lo chiamava a ripetizione ed una che non lo chiamava mai, ma la sua ufficiale è questa povera L. che qui è forse l’unica che lo rimpiange. Arp oltre a queste poche cose aveva anche una dote rara per chiunque: era un fenomenale bugiardo. Con una memoria incredibile, sembrava un attore. Bugiardo al punto che, secondo me, la verità non gli riusciva poi così bene che, alla fine, tutti la prendevano per una balla e non se lo cacavano più.

Un giorno, non mi chiedete quale; con Arp è meglio cadere nel oblio che ricordare; è un pignolo della madonna che se poi

sbaglio! Arp, dicevo, se ne uscì fuori con la storia di questa D. che spediva messaggi sul cellulare. Lei viveva a M., aveva uno studio a Via Montenapoleone, era sposata, con figlio (e marito impotente).

Secondo noi, gli amici, quella crucca era un po’ matta, molto grassa e sicuramente ninfomane, almeno a parole perché, Arp ci si divertiva come un matto! Volete sapere cosa si dicevano? Ve lo posso anche dire tanto non erano mai più di cinque o sei messaggi. Ovviamente iniziava sempre prima D..

-D.: Ho voglia di fare l’amore!

-Arp: Facciamolo dai!!

-D: sono nuda sul letto e mi metto il dito nella passera. Che fai?

-Arp: Leva quel dito! Non riesco a leccare!

Beh! Insomma avete capito come funzionava.

Facevano sesso con gli SMS. Arp ci passava le ore su quel telefonino e se lo chiamavi ti rispondeva corto e breve.

PREFAZIONE 1 (Arp che parla)

Ho sempre odiato il telefono, forse perché odiavo le persone che mi lasciavano eppoi con il telefono appagavano i loro sensi di colpa.

Poi si cresce e si dimentica, si usa il telefono, ci si fa usare dal telefono. Chi è innamorato sa quante stronzate si fanno: ci si comporta bene, si fa i romantici, si cerca di nascondere che lo scopo ultimo, alla fine, è la scopata. Fortunatamente non siamo tutti così. Vi consiglio comunque di alternare la poesia con i fatti. Le donne sono strane. Ovviamente tutto questo è dedicato ad una donna che ha sopportato tutto questo, che amo infinitamente e che mi odierà per sempre per aver regalato a tutti voi un po’ del nostro volerci bene.

Cotrozzilivio@2000/2002/2012 

estratto da ‘Arp’ romanzo del 2002 ISBN 88-88380-20-1

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