[ Poesia ] Per brevità chiamato vagabondo


Fredda respira oggi la mia cittá,

c’è un eco di te attorno.

Soffia ancora, piano, la paura di perderti

tra tutte quelle mani che tu sfiori.

Come goccie cadono pensieri,

bagnano i fogli lisi.

Fragili parole arrivano.

Parole che raccontano

tramonti impossibili da fotografare,

tradiscono chi inventa promesse.

Respiro, un po’. Cerco l’ultimo battito.

Lascia il passato nel cassetto,

per ora non c’é spazio per la storia,

ora serve cielo per il futuro.

Lì seduta aspetti che il telefono squilli,

che il sole riscaldi,

che il caffé si raffreddi,

sei lì con il cuore in mano.

Esistono lampi di felicità che feriscono gli occhi.

A me ricordi le nuvole,

quelle bianche,

quelle che ridono quando le vedi,

quelle che ti seguono quando dal treni guardi fuori.

Solo la morte può essere fredda, solo a guardarla,

come pioggia, fredda.

Invincibile è il sole, anche la notte.

No, no, no,

non ho bisogno di sapere che ci sei,

ho solo bisogno di sentire che ci sei.

Se ti avessi ucciso, ora pagherei,

invece ti ho amato e per questo non c’é punizione.

Nel silenzio è arrivata la notte. pulita, fredda.

Se potessi ancora credere in te,

ti chiederei baci non certezze.

Il freddo continua ad uscire dalle ossa

Il sole resta un apparenza

seppur sboccia attorno al gelo,

risveglia i pochi sogni che ancora non hai fatto,

non quelli che tu speri.

Se penso che tutte le storie possono cambiare

posso anche credere che il freddo

che ora sento, possa diventare il brillio dei tuoi occhi

e sentirne il suono e così riparare ai guasti dei miei sogni.

Vedi che anche con il sole possono arrivare fulmini poderosi? se ti prendono non scappi, ti resta l’anima bruciata.

cotrozzilivio©2012

epilogo

Finisco questa prima di pranzare. Mi alzo dalla scrivania e m’allontano. Non spengo il computer, lo lascio girare, lascio che i collegamenti coninuino a vivere anche se io non potevo vederli.

Quando torno scopro che uno dei grandi artisti italiani, un folle, allegro, divertente musicista non c’è più. Scompare in un secondo la speranza di sentire cose nuove, cose sue nuove.

Dopo la notizia ho spento tutto. Mi dispiaceva veramente e profondamene. Ho scritto tanto e bene ascoltandolo. Saperlo andato mi disturbava, lo sentivo un tradimento… invece.

Grazie alla poesia musicale di Lucio Dalla. Questa è per lui.

T.S. Eliot at age 6,(AP Photo/Gloucester Sawyer FreeLibrary)

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6 pensieri su “[ Poesia ] Per brevità chiamato vagabondo

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