Arp 2°

Capitolo 1 – Risveglio.

 

Esattamente non so com’è che è iniziata.

Me la sono ritrovata lì seduta al tavolo… l’unico tavolo del piccolo appartamento che avevo preso in affitto qualche mese prima.

Dal mio letto riuscivo benissimo a vederla: le mani che circondavano una tazza ricoperta di fiori gialli, una caraffa d’acqua, del pane, la marmellata, lo yogurt, bianco mi pareva, il miele giallo ed il tè.

Chiusi gli occhi per riaprirli di nuovo. Faceva caldo, io non avevo dormito per niente bene e credetti di sognare, sapete, quei sogni strani del risveglio.

Niente sogno. Era vera.

Belle gambe… bei piedi, spalle dritte, capelli scuri. Volevo vedere il suo viso ma era rapita dal televisore che trasmetteva un telegiornale, uno dei primi del mattino.

Era fissa come immobilizzata da chissà quale magia allora pensai: ieri sera ho ecceduto un poco troppo con la grappa e i miei amici m’hanno portato a casa e m’hanno lasciato questa bambola ben fatta per farmi impazzire.

Ma il tè fumava e non mi sembrava davvero uno scherzo.

La chiamo? con quale nome… niente nome, magari bofonchio qualcosa così lei si gira e la vedo…

non feci in tempo. lei s’alzo e mi passò vicino senza nemmeno voltarsi…

forse mi conosceva…

Esattamente non so com’è che è iniziata, non lo ricordo. Non ricordo molte cose. Il mio nome, la mia professione. Per il sesso l’ho scoperto mettendo una mano tra le coperte: ero un maschio… e niente male per giunta! almeno quello. Volevo uno specchio ed uno ne vedevo ma non rifletteva niente, era rivolto verso il lato opposto della stanza. Avrei dovuto alzarmi.

– Hei, dormiglione! ti decidi che devo andare al lavoro!?

Bella voce. Era lei, dalla cucina.

– Si. risposi e trattenni il respiro.

Sentivo che mi stava fissando ed io non sapevo cosa fare. Conveniva che m’alzassi cercando di capire dov’era il bagno. L’unica altra stanza era nascosta da un arco ed una tenda gialla paglierino.

Inciampai in qualcosa appena sceso dal letto… un gatto! grigio e bianco mi guardava curioso e insonnolito. I baffi tirati indietro e le orecchie appena dritte.

– Ciccio! feci e lui mi rispose. Forse avevo ricordato il nome del gatto… allora tutto era solo passeggero!

Intanto urgeva il bagno. Scostai la tenda e lo scoprii.

Piccolo. Mi guardai intorno cercando di ricordare qualcosa. Fuori dalla finestra un immenso balcone e le case di fronte che svettavano come grattacieli… dai cinque piani! Ma che abitavo in un sottoscala!

Uscii dal bagno con un leggero stato d’ansia e la vidi in viso.

Cazzo proprio non me la ricordavo! forse questa non era casa mia, infondo lei m’aveva detto che doveva sbrigarsi… che doveva andare al lavoro… forse era il suo modo gentile di dirmi:- Alzati cazzone, la seratina è finita e si torna ognuno a casa propria…

anche se proprio non aveva la faccia di una che si porta un tipo come me a letto, a casa sua…

Forse avrei dovuto dirglielo. Anche perché credo che se ne sarebbe accorta… prima o poi.

Non ricordavo più niente, almeno così mi sembrava al momento. Per la testa assolutamente nulla se non:

Breathe, Breathe in the air. Don’t to be afraid to care, leave but don’t leave me…

Che cazzo, ma sono le parole d’una canzone dei Pink Floyd!

Dai bello vedi che qualcosa ricordi!! perché allora ricordi quelle. Che significato hanno per te…

In due secondi netti un milione di pensieri nuovi nuovi mi riempirono la testa, fino quasi ad avere la sensazione che scoppiasse.

In bagno lo specchio mi rimandava una faccia stanca, che proprio non ricordavo, che non mi piaceva… che non era rilassata come quella che dall’altra stanza mi chiamava amore… ma il mio nome qual’era?

Don’t sit down it’s time to start another one…

Pink Floyd… ancora… sta a vedere che io ero uno dei pink… non credo, tutto intorno era piccolo e semplice, o ero quello impazzito oppure dovevo essere il solito fan sfigato che viveva alla loro ombra.

Uscii dal bagno e cercai il suo viso. Sulla mano sinistra, al penultimo dito, anche lei aveva un anello come il mio. Forse era mia moglie. Me lo sfilai e cercai. Sono stato fortunato. Era proprio una fede e dentro inciso il suo nome ed una data. E se lei non si chiamava così? Che male c’era a farle una semplice domanda…

– Scusa tesoro. Posso farti una domanda? –

– Certo.- rispose

Presi fiato e la sparai lì…

– Io chi sono?-

– Come? come chi sei! Sei mio… marito!- ed il modo come lo disse mi fece tremare, ma non era paura, era gioia. Quel nome che avevo letto nell’anello era proprio il suo.

– Devo dirti una cosa… Donielle… io non ricordo chi sono. Non ricordo dove sono, non ricordo perché sono qui, perché tu sei mia moglie… non ricordo nulla Donielle… –

Avevo forse un viso più spaventato di quello che credevo di nascondere perché lei mi guardò dritto negli occhi…

– Ma il mio nome lo ricordi…-

– L’anello. Speravo che tu fossi mia moglie, speravo che quel viso avesse sposato un tipo come me… un tipo che non mi ricordo di essere.

Non so se avevo mai fatto piangere una donna prima d’allora ma quando vidi la prima lacrima sul quel suo viso vidi comparire la paura… eppure ero io ad avere paura.

– Stai scherzando?-

– No, non scherzo… – eppure speravo che fosse solo uno scherzo.

– Ricordo solo le parole d’una canzone. –

– Quale canzone ? – e la sua voce oramai tremava sempre un poco di più e come impietrita, immobile lì, a due passi e mezzo da me chiuse gli occhi e s’asciugo quella prima lacrima che oramai era arrivata alle sue labbra.

Breathe, Breathe in the air. Don’t to be afraid to care, leave but don’t leave me…

Con gli occhi chiusi rispose:

– Sono le parole di Breathe… la canzone che m’hai dedicato il giorno del matrimonio. –

– Sono uno dei Pink Floyd? –

– No!- disse e un leggero sorriso comparve sul suo viso. –

– Sei un poeta.

Cotrozzilivio ©2011 tutti i diritti riservati

 

pic by: http://www.alycelost.deviantart.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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2 pensieri su “Arp 2°

  1. Certo che sei un poeta…
    E nel tuo novellare c’è tutto, suspanse, curiosità, esposizione e, il tocco personale dell’autore: La tua bravura.
    Trovarsi all’improvviso senza ricordi, proiettato in una
    altra situazione di vita, deve sembrare un brutto sogno, mentre si aspetta da un momento all’ altro il risveglio..
    Ma siamo già svegli, è niente ci conforta, tranne parole di una canzone che ci sembrano
    aprire un varco nella memoria e …

    Aspetto con curiosità e piacere il seguito
    Con simpatia
    Ombre

    Mi piace

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