[poesia] Donna concerto

Il mio cuore è pesante questa sera

Perché anche i vecchi hanno un cuore.
Non avete ascoltato quel sogno?
Tutti ora sanno che
Suo figlio è nato.
Suo figlio al centro di quel letto respira,
un pugno di terra nera e di ghiaccio,
di soli vivi,
di scure sfoltite foreste,
sul bianco assoluto del letto senza peccato
all’orizzonte, solcato
da un cereo vetro divisorio
nell’immensa luce del giorno.
Oggi ricordo ancora
Tra mille città passate,
colossali alberi e minuscole schegge
di pensieri, nell’infinito
accanto a dolci labbra rosee
ad occhi azzurri
a deboli lune nelle notti d’amore,
donna.
Donna concerto
dentro il ferroso fumo degli scarichi
di alti esseri, frondosi come una foresta
dalla linfa di carbonio puro;
tra i laghi azzurri e rosa, di fiori
rossi del sole che vi si specchia,
mentre, più in là lontani soli artificiali
s’incorniciano di sete violette
di sottili cristalli prismatici.
Singhiozza il televisore
E ci parla d’amori
Di morte e di dolcissimi ricordi
Speranze, rimpianti addii.
Elena, senza sentimento,
il piano suona a distesa
e dai suoi verdi soli
amorfe lacrime gemono silenti.
Donna concerto,
anni luce lontana,
lievi spirali esala dal suo tempo corpo
spezzate dall’autunno rosso cromo
dai bruni fiori
dalle soavi essenze e fiammelle di profumi.
Geme sommessa in rivoli sottili come la musica dei miei violini
mentre dolente s’increspa il suo sottile cuore
e le sue labbra.
Rosei petali di donna
schiudono le corolle
mandando strida leggere
nell’aria che respira.
Aguzzi esseri, più veloci del pensiero
e la loro musica
s’innalzano eppoi precipitano
su laghi di piacere
nelle nere foreste dai dolci alberi danzanti
tra i bianchi occhi di vetro.
Quando il sole già scompare
dietro i monti e l’atmosfera crepita di grilli
nel condensar del silenzio
gli occhi stellati di lei
dondolano, estenuati, come carezzevoli fluorescenze azzurrine.
E ora continua a singhiozzare
il piano continua a suonare
e sottilissimi fili tendono ancora
la vita del pianeta deserto,
donna.
Fluttuare inesausto di lacrime
celato nell’antro degli occhi,
rullare di parole antiche
nel mondo sognato da sempre.
Donna perduta
dai mille fregiati pensieri
segreta agli sguardi mortali,
ho visto le tue irte guglie
la strada, unica persa tra le tante
e quella tua piazza corrosa dal vento.
Ricordo i tuo canali interni
soffusi di cereo biancore
ritirarsi sgomenti a me.
E la lacrima avanza, colore notturno,
nasce da abissi di caos mentale.
Sgorga ancora quel limo
e sorge l’alieno ribrezzo
atroce possanza, spossata,
frammenti di gioia mai vista,
boati di finali mai uditi.
La mia mente si sfalda
Nel bagliore d’un attimo mai vissuto
E tra urla dementi
Bavose risate,
spossata,
frammenti di gioia mai vista,
boati di finali mai uditi.
La mia mente si sfalda
nel bagliore d’un attimo mai vissuto
e tra urla dementi
bavose risate
ritorno ogni notte
a sognare te
Donna.  

cotrozzilivio@2011 tutti i diritti riservati

by Daniela Altomonte- http://www.danielaltomonte.it


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