Viola

Lancio pietre in uno stagno e non posso sapere che effetto producono, se ne producono qualcuno; però continuo a lanciare pietre. Ho addosso la stanchezza del passato, ho perso con l’età, la capacità di saltarti addosso, di rivederti attraverso una fotografia che non ho mai avuto, una lettera che ti racconta di un tempo che non c’è e che non s’è mai fatto vivo.

Non ho più’ bisogno di farmi alcuna domanda. Ho capito il mio ruolo nel creato, poi, con calma orientale, ho chiuso.

Lei, oramai, ha una faccia di un uovo sodo decorato per Pasqua, agghindata come una bambola, pettinata come Hedwig.

Avevo 15 anni nel 1978 e la cosa che sognavo di più, era conoscere qualche ragazza, ma lavoravo al mercato del pesce. Puzzavo troppo e quello che era una momentanea restrizione, è diventata con il tempo permanente: la prima scopata me la sono fatta a 33 anni, e non puzzavo più di pesce. A dire la verità, e’ stata più lei che mi ha sdraiato e scopato, io cercavo ancora di trovare il modo di chiederglielo, quando lei mi toccò il pisello e mi chiese se ogni tanto non sentiva il bisogno di uscire e divertirsi. Forse diceva a me. Ricordo che ho passato la notte con le sue mutandine sotto il cuscino e al mattino le ho lasciate li, volevo rincontrarla ancora, ma mi disse che il sesso, lo si fa solo una volta come l’abbiamo fatto noi, ed era impossibile ripetersi. Insomma sparì, mi scopò e sparì, ma m’insegnò una cosa sacrosanta. Mai credere ad una ninfomane.

Se proprio volete saperlo, tutto iniziò con una polaroid trovata a via Zanardelli. Durante quegli anni tumultuosi, studiavo cinema e quando scoppiò la guerra, avevo tre sole scelte possibili: scappare, nascondermi, o fare quello che sapevo fare meglio. Scelsi la terza. Sono andato volontario, ed ho aiutato quelli che vedevo attorno a me. A ripensarci oggi è stata solo una cazzata, come un bambino, stufo dei continui no dei suoi tutori. C’è un grande buco nel cielo al posto della mia casa. Ora. Ho sempre pensato che la cattiva qualità dei pensieri di pochi, sia solo un effetto e non la causa di questa vicenda, in cui le uniche certezze sono disperazione e solitudine. Non è per caso che di fronte alla vita che nasce, si rimane senza parole come davanti alla morte, inattesa e feroce. Cazzo se ho pensato alla morte, ma poi me la dimenticavo e lei dimenticava me. C’è un quadro di Matisse che mi ricorda strane cose, chissà perché proprio quello: quella bambina che mi guarda fissa…girata sulla sedia…con quella mano sulla spalla. Dimentico le cose, le più banali, quelle piccole e indifese, come me nel letto. Non mi ricordo mai d’aver dormito, mai un sogno, mai, da sempre. Solo quel quadro mi ricorda te.

(…sono un uomo realizzato. Tutti i miei incubi si sono avverati.)

O. ha 45 anni. La licenziarono come tutte le donne e lei si mise ad insegnare.

La penombra del tramonto, è una fila di lumini di lampade a petrolio, che rischiarano l’entrata di negozietti ai lati della strada. Il buio della autostrada è oramai alle spalle e mano mano che O. s’addentra nella città, le luci s’infittiscono e si vedono allora, la frutta nascosta da tende di stuoia, chi smercia caffé nero d’inferno senza il pudore di pulire il tavolo dove li serve. La strada alberata da pioppi scappellati, accompagna O. verso il centro della città’ silenziosa di bambini. La sua vita e’ cambiata quando aveva 12 anni, quando lascio’ la scuola, per andare a lavorare in una fabbrica di sigarette. Lavorò per 14 anni dalla sera alla mattina, doveva guadagnare 250 dollari al giorno, per non accrescere la sua collezione di lividi, la fabbrica l’aveva lasciata due anni dopo che c’era entrata, credette nell’amore e negli occhi d’un uomo, era ancora una bambina, quando portò a casa i primi soldi fatti per strada.

( Vorrei tanto inciampare, oramai so cadere.)

Durante il viaggio, C. è sempre rimasta con il naso attaccato al finestrino del auto. Nel suo paese nessuno aveva mai fatto un viaggio così lungo, o per lo meno chi l’aveva fatto, non era mai tornata indietro. Nel suo paese, più un villaggio, solo le donne erano ancora padrone della terra, fino a quando, qualche uomo d’affari, non arrivava e se ne portava via qualcuna, magari le più giovani, destinate a diventare schiave e prostitute, per gli uomini nascosti nelle montagne, violentandole lì dove venivano prese. Per C. la nuova vita la spaventava, tanto da non farla dormire per due giorni. Due giorni non sono nulla, per chi vive solo con quello che la montagna da. Aveva tanti pensieri nella testa quando 14 giorni prima aveva iniziato il suo viaggio.

(Ti prenderò’, cancellami e riscrivimi, non ti deluderò)

La casa è immersa in un giardino curatissimo, il muro di cinta è nuovo, circonda un cumulo di neri ruderi che sembrano figli del Burri, il parco è pieno dei tipici lampioncini a bulbo della Italia delle villette, ma sul belvedere è tutto di plastica e pavoneggiano lampadari a filare stile ottocento, al neon, nuovi di fabbrica. Rosa sapeva come gestire quei poveri soldi che le rimanevano, niente stranezze, niente di niente, come quello che le fiamme hanno lasciato su di lei, un inferno vuoto come un incubo.

(Gratis non voglio imparare nulla di tecnologico. Gratis leggo Tex)

Quando A. si è sposata era poco più di una bambina, le mestruazioni, le prime mestruazioni, le aveva avute quattro mesi prima, a testimonianza della sua verginità perduta c’è solo un lenzuolo, un poco sdrucito, macchiato del suo sangue, del resto non ricorda un granché, sua madre non gli aveva spiegato nulla, lottò con suo marito per tutta la prima notte, e c’è chi afferma che quel sangue sia più del marito che di A.

(Puoi portare un cavallo all’acqua ma non puoi costringerlo a bere)

O. e A. avevano trovato lavoro assieme, nella bottega d’un commerciante di granaglie, lungo la tortuosa strada che spariva lontano, verso un mondo inimmaginato.

Tutto iniziò con un esplosione di violenza e come spesso accade tra i disperati, nacquero diversi delinquenti, ed in quelle ore di caos, il presidente parlò. Parola più, parola meno, disse che la realtà non esiste, la gente non esiste; allora nacque il suono della Grande Marcia. Iniziò nelle cucine, e scavalcò finestre e balconi fin giù, nelle strade sempre più affollate. I suoni s’unirono, la gente s’unì alla gente e nella notte si partì. Convocata da nessuno, la folla invase la città, il paese. La polizia sparò pochi colpi e poi capitolò: anche lei era fatta da gente. Un bel vecchio siede da allora, sul lustro marciapiede della sua favelas, lui che un giorno d’un secolo fa, fu presidente della sua nazione.

(Cinico e’ colui che conosce il prezzo di tutto e il valore di niente)

M. pesa 200kg per un metro e mezzo d’altezza. La sua dieta è carne rossa, veleno di serpente e broccoli acquatici. Particolarmente aggressivo e con il temperamento burrascoso, non e’ ambizioso, ma soffre di malinconia aggressiva. Lo osservavo passare quasi ogni mattina, ciondolando la testa senza mai alzare gli occhi, se t’avvicinavi sbuffava un po’, ma per lui l’importante era che tu non rimanessi nei suoi paraggi per troppi secondi.

(Abbiamo casse di Malox per pettinarci lo stomaco)

Un esplosione col botto, nella sua pulviscolare ubiquità, ha cosparso la città di cattivo gusto. Sedicenti aristocratici, sacerdoti di raffinatezza e cultura, usano il potere come fa il pataccaro con le madonne. Potrebbe bastare un banale petardo e un povero fuoco d’artificio, per segnare il passo al rumore pirico, effetto d’una animalesca rincorsa verso la pulizia.

( E’ morta…l’ironia.)

Oramai guidava da ore, ripetendo la strada e i gesti possibili per una strada alberata. Sfrecciava nello spazio incontrastato, sognando il suo volto come non mai.

 

cotrozzilivio@ 2004/2010

 

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