Delia

Delia vive alla rovescia. Si sveglia tardi, quasi a mezzogiorno.

Spesso rimane a letto a sfogliare un libro o una rivista. Quando si alza, la sua colazione finisce per confondersi con il pranzo, davanti ai programmi della fascia pomeridiana. Una doccia e poi esce con Pluto al guinzaglio: acquista il giornale, va al supermercato, si ferma in un bar, dove prende un bicchiere di aranciata con una pasta al cacao.

Intanto le piace guardare la gente: scruta commessi dietro il bancone, ascolta scampoli di discorsi delle mamme, che aspettano i bambini davanti alla scuola, spia le persone che aspettano il bus. Tutti corrono, lei invece, può permettersi di fermarsi, ascoltare, carpire, osservare.

Quando torna a casa apre la sua agenda, (una di quelle che regalano le banche a Natale) e annota tutto. Di ogni persona che incontra, ha compilato una specie di scheda: dati­ anagrafici, segni particolari, brandelli di conversazione che interagiscono gli uni con gli altri.

Poi apre il giornale e anche da lì legge, ritaglia, incolla, scrive commenti che borbotta a Pluto, mentre gli prepara la cena.

Alle dieci di sera si infila tuta, scarpe da ginnastica, carica in auto il suo borsone e si reca al lavoro. Anche se a vederla, senza trucco e con i capelli biondi raccolti a coda, la si scambierebbe per una supplente di educazione fisica, Delia si spoglia in un night.

Si cambia: abiti succinti, trucco pesante, ogni tanto indossa anche una parrucca d’argento. Non mette mai le scarpe con il tacco, ma porta sempre un paio di ballerine. Di quelle da mezza punta, con i nastri che si annodano alla caviglia. Ne ha parecchie, di ogni colore, che intona di volta in volta con i vestiti. Non le leva mai, spesso, alla fine di un’esibizione, resta sul palco con addosso solo quelle.

Ora è pronta, uno sguardo allo specchio e sale sul palco, non prima di aver assicurato la sua agenda, sotto chiave dentro l’armadietto. Esibirsi non la imbarazza. Il suo corpo è come un abito di scena, che la rende più desiderabile, mentre le scarpette da danza le sembrano un talismano, di quelli che proteggono le belle protagoniste delle fiabe.

Johnny dà un’occhiata alle ragazze che ballano sul palco e una al locale. Sta seduto su uno sgabello al bar. Non percepisce, al buio, gli sguardi dei clienti, ma si gode lo stesso i loro pensieri invidiosi: ha soldi, ha donne, una bella macchina. gli pare di sentire come un mormorio di sottofondo.

Guarda le sue ragazze, come fossero le figurine dei calciatori che collezionava da piccolo: ce l’ho, mi manca. . Ognuna diversa, ma pur sempre tutte uguali in fondo. Ce ne è una poi, quella che si sta esibendo adesso.

Sfila la biancheria intima, prima il reggiseno, resta a seno nudo. Benchè porti una terza, è più eccitante di altre prosperose.

Ha un fisico minuto, da adolescente. Si muove con gesti accademici, studiati. Un cliente seduto al tavolo la fissa, mentre con una mano accarezza l’orlo del bicchiere. Con l’altra si sta sfiorando sopra i pantaloni. Il suo sguardo torna alla ragazza: ai piedi ha due paia di ballerine, di quelle che si usano nelle scuole di danza. Si tratta di quella italiana, quella un po’ stramba. Quella dell’ agenda e delle scarpe da ballo. Si sfila gli slip e rimane nuda con le mezzepunte. Johnny ammicca all’uomo che si sta toccando e prende da bere.

Della ragazza non ricorda nemmeno più il nome, spesso si è chiesto come mai balli nel suo locale. E’ anche lui un po’ eccitato. La situazione è senza dubbio curiosa: nella sua mente associa le immagini del balletto classico, che ha sempre ritenuto un po’ noioso e stucchevole, ad una che, sul palco di un night, resta nuda con le scarpe da danza. Niente di più fuori luogo. Ancora un secondo e prima che cali la luce la vede sfilarsi le scarpe, appoggiarsi il laccio sulla spalla, e scomparire nel buio dopo essersi voltata con fare malizioso e un po’ infantile.

L’esibizione di Delia lascia sempre Giovanni un po’ eccitato. Quella ragazza con il fisico da adolescente e le scarpette rosa, gli ha sempre procurato una sensazione curiosa. Non è mai stato un frequentatore di questi locali ma, da un po’ di tempo ci torna, confessando a stento a se stesso, che lo fa per incontrare quella stramba ballerina.

Delia è seduta sul pavimento di linoleum, con la schiena appoggiata alla panchina dello spogliatoio, mentre, l’agenda aperta sulle ginocchia, guarda Irina e Lianka che si preparano per il prossimo numero. Ne ha tracciato un piccolo ritratto a penna, appena abbozzato, come gli scarabocchi che si fanno sul block notes, mentre si parla al telefono. Si accorge dei passi alle sue spalle, e sussulta. È una specie di riflesso condizionato che ha dai tempi dell’infanzia, quando sentiva il minaccioso rumore delle ciabatte di sua madre che si avvicinava, seguito dallo spalancarsi violento della porta.

“C’è il tuo amico, là fuori”

Johnny le appoggia le mani sulle spalle e sbircia il disegno.

“Ma che cazzo hai sempre da scrivere tu?”

Delia si alza di scatto e si volta, stringendo al petto l’agenda.

Si assicura che la porta dell’armadietto sia ben chiusa, poi corre leggera verso il locale, tenendo ai suoi piedi le scarpette rosa.

Johnny rimasto in ombra dietro la porta, sicuro di non essere visto, segue Delia e la osserva seduta al tavolo di Giovanni.

Il trucco pesante, l’aria fumosa del locale che le pizzica la gola, a Delia sembra di essere alla recita scolastica. Da protagonista. Chiacchiera e chiacchiera, gesticola, domanda, studia tutti i particolari di Giovanni, e mentalmente li confronta con quelli di altri uomini che ha annotato sull’agenda. Ormai ha un acuto spirito di osservazione: conosce Giovanni da qualche tempo, sa che non si espone mai, e che deve essere lei a fare il primo passo.

Giovanni è incuriosito, non si sa se dalla persona o dall’idea di fare qualcosa di diverso e un po’ trasgressivo, che fino a poco fa non avrebbe mai pensato.

“Che cos’è la civetteria? Si potrebbe dire che è un comportamento, che mira a suggerire la possibilità di un’intimità sessuale.”, Johnny, che in realtà si chiama Maurizio, sottolinea con un evidenziatore giallo, questa frase di Kundera.

Ha sempre amato leggere. Spesso, lo stesso libro, lo legge più volte di seguito. Piega le pagine per tenere il segno, ne annota alcuni passi, scrive a margine o sui fogli bianchi, che stanno in fondo al volume. I suoi libri sono un po’ come le agende di Delia.

“…senza che questa possibilità appaia mai come certezza.”

Mentre mastica una gomma, vede Delia e Giovanni che si avviano verso l’uscita. Si volta verso l’armadietto che tenta di aprire. Poi si dà del cretino, scoppiando a ridere forte e guarda di nuovo verso il locale, quantificando l’incasso della serata.

Delia sta accoccolata sul sedile della macchina di Giovanni, lui le fa un po’ di domande, guardando da qualche parte, fuori dal finestrino lei, come riflesso condizionato, si stringe nelle spalle e si abbraccia. Si baciano in silenzio. Si abbracciano e lei gli fa qualche complimento. Lui le sorride, come si farebbe con un vicino di casa, quando ci suona il campanello per chiederci il sale. Continua a baciarla, mentre gli apre i pantaloni, perché sa che è giunto il momento di essere più audace. Appena il tempo di sfiorarlo con le mani che giunge subito al termine.

Delia prende un fazzoletto per pulirsi, mentre Giovanni piuttosto imbarazzato, guarda sull’agenda gli impegni per il giorno successivo..

“E’ qui che abiti?”

Le indica di scendere

“No devo tornare al locale a prendere la macchina”

Lui ha quasi un moto di stizza. Non vede l’ora di tornare in albergo e farsi una doccia.

Delia scende, la nebbia le punge gli occhi e le narici, non si volta nemmeno, mentre pensa che è tardi e che domani deve portare Pluto dal veterinario.

“Il mondo capovolto” al pomeriggio non sembra nemmeno lo stesso posto: c’è odore di disinfettante, il locale illuminato a giorno e con le sedie rovesciate sui tavoli, sembra anche più piccolo. Delia va a prendersi un acconto dello stipendio e trova Johnny al banco, che sta controllando i registri. Lo aveva visto poche volte in “borghese”, con i jeans strappati e la camicia larga a quadri

Delia si siede sul tavolo e lascia penzolare le gambe.

“E allora con il tipo?”

“Bah.” e continua a fissare la parete, mentre i suoi piedi a penzoloni nel vuoto, danno dei colpetti ritmici contro la scrivania, dove Maurizio tenta di fare i suoi conti.

Delia prende il libro di Kundera che sta accanto ai registri,e inizia a sfogliarlo. Poi si ricorda di Pluto che la aspetta in macchina, scende dalla scrivania e corre via.

cotrozzilivio@2010


from: mandymorbid.deviantart.com

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